Palestra Lorenzo Guarnieri
Il 19 maggio 2026 la palestra del liceo Castelnuovo di via della Colonna è stata intitolata a Lorenzo Guarnieri, che in questa scuola ha vissuto una parte importante della sua vita e della sua crescita. La dedica vuole essere un segno di memoria e responsabilità, che trasforma un luogo di quotidianità e crescita in uno spazio di impegno civile.
Di seguito il discorso tenuto dalla signora Stefania Guarnieri, in occasione della titolazione.
A noi sembra ieri, ma 16 anni fa, in questi giorni di maggio, Lorenzo frequentava questo liceo, la sezione 4°H, e l’unica sua preoccupazione era un’insufficienza a matematica, che invece era riucito a rimediare con l’ultimo compito in classe in cui aveva preso 9. Purtroppo, quel compito non l’ha mai visto. La sua estate si prospettava piena di progetti, avrebbe lavorato qualche settimana e poi sport e divertimento con gli amici, perché a 17 anni questo è giusto fare.
Poi è arrivata la notte fra il 1 e il 2 giugno 2010 che ha segnato in modo irrevocabile un “prima” e un “dopo”. In quella notte Lorenzo è stato ucciso in un omicidio stradale da un uomo che guidava sotto effetto di alcol e droga. Quell’uomo ha fatto un sorpasso in una strada con doppia striscia continua, senza vedere il motorino di Lorenzo che sopraggiungeva in senso opposto, perché il suo alto tasso alcolemico - insieme ai cannabinoidi - aveva ridotto molto le sue capacità visive; in un istante Lorenzo se l’è trovato di fronte all’interno della sua corsia. C’è stata una collisione frontale. Lorenzo ha avuto la peggio ed è morto sul colpo. La sua vita - stracolma di progetti e aspettative - in un attimo non c’era più. Rubata per sempre da un comportamento criminale alla guida.
Lorenzo, durante i suoi 17 anni, ha acceso e arricchito la vita di tante persone attraverso quell’energia positiva che solo i ragazzi riescono a generare. In parecchi ricordano quella sua bontà inconsapevole, e per questo genuina e potente.
Noi che siamo la sua famiglia, insieme a tanti suoi amici, da molto tempo ormai camminiamo ogni giorno su orme invisibili tracciate da lui.
Perché quando viene a mancare una persona, chi rimane eredita il suo modo di guardare il mondo. Se si tratta un figlio, l’eredità è enorme perché non contiene solo i ricordi di vita vissuta, ma anche tutto quello che avrebbe potuto fare, la sua vita non vissuta.
Da subito abbiamo sentito il dovere di portare avanti il suo nome attraverso progetti pieni di vita, che possano migliorare la nostra società. In questi anni abbiamo provato a rendere fertile il nostro dolore cercando di “dare vaLore alla vita”, come suggerisce il bellissimo motto scelto dagli amici di Lorenzo tanti anni fa.
Il caso di Lorenzo non è isolato: tremila persone ogni anno in Italia continuano a morire per violenza stradale, molti dei quali giovanissimi. Ricordiamo anche Guido Franceschini, a cui è dedicata la palestra della sede, anche lui ha perso la vita sulla strada. Non stiamo parlando di un fenomeno marginale, ma della prima causa di morte sotto i 29 anni: questo ci ha spinti a studiare il problema per occuparci di prevenzione stradale e così è nata la Onlus Lorenzo Guarnieri nel dicembre 2010, il giorno in cui Lore avrebbe compiuto 18 anni.
Una delle prime cose che abbiamo capito all’indomani della perdita di Lorenzo era che il suo omicidio poteva essere evitato, in tanti modi, ma ne sarebbe bastato uno solo per avere ancora qui Lore accanto a noi.
Questa consapevolezza è fondamentale per affrontare e cercare di eliminare la violenza stradale; purtroppo, nella nostra società è ancora diffusa la convinzione che se perdi la vita sulla strada sei stato sfortunato, la colpa è del destino, perché a qualcuno deve toccare … queste sono le frasi che ci siamo sentiti dire tante volte, così come che “Lorenzo si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato”.
Questo approccio fatalista è pericoloso perché legittima il non agire ipotizzando che quanto accade sulla strada non sia modificabile. Ci tengo a sottolinearlo: mio figlio era nel posto giusto nel momento giusto. Invece è chi lo ha ucciso che non doveva essere lì in quel momento.
Quando vivi in prima persona una tragedia così grande, realizzi immediatamente che è il comportamento alla guida che fa la differenza. Capisci che la parola “incidente” è fuorviante e manipolatoria, perché gli scontri sulla strada non sono accidentali. Dipendono principalmente soltanto da tre fattori: la velocità, la distrazione e le condizioni inadeguate alla guida (come uso di alcol, stupefacenti, farmaci oppure stanchezza ecc..).
Superare i limiti di velocità, distrarsi (spesso con il cellulare) o mettersi alla guida quando non si è in condizioni di farlo sono tutte scelte, azioni volontarie, nulla a che vedere con il caso o il destino. Quando siamo alla guida conta solo la responsabilità di ognuno di noi, conta solo il rispetto delle regole, per salvare noi stessi e gli altri.
E allora quando capisci questo, ti rendi conto che la soluzione esiste, che non si può allargare le braccia invocando la sfortuna, perché la violenza stradale può essere eliminata “semplicemente” cambiando le nostre abitudini alla guida e la nostra percezione di rischio.
Serve un cambio di mentalità, che non sarà immediato ma che è possibile. Altri paesi europei ce lo insegnano e potremmo seguire proprio quei modelli virtuosi per salvare migliaia di vite ogni anno.
Si può fare. Si deve fare.
In questi anni la Fondazione Lorenzo Guarnieri ha cercato di realizzare progetti di sensibilizzazione, formazione e sostegno alle vittime e ai loro familiari. Durante i primi anni ci siamo impegnati a promuovere una nuova normativa sugli omicidi e sulle lesioni stradali perché questi reati gravissimi, come accaduto nel nostro caso, rimanevano sempre impuniti. La nuova legge è nata 10 anni fa nel 2016 e ha segnato un cambiamento importante anche nel lavoro delle polizie e dei tribunali e nella percezione comune. Ma tanto altro deve essere ancora fatto per avere un impatto efficace sulla riduzione della mortalità e dei feriti gravi.
Combattere la violenza stradale vuol dire difendere la VITA e non dare un contentino alle famiglie disgraziate che hanno perso un caro. I progetti di prevenzione sono rivolti ai vivi, a ognuno di noi, perché tutti ci muoviamo sulla strada, e un particolare riguardo va sempre dedicato agli utenti più vulnerabili, i pedoni, i ciclisti, i motociclisti. Se si capisse questo, tutti i governi (centrali o locali che siano) dovrebbero avere in agenda attività di prevenzione, che - oltre a salvare vite umane - farebbero risparmiare anche tanti miliardi di euro di spesa pubblica.
Ognuno però deve fare la propria parte: le amministrazioni, considerando la sicurezza stradale una priorità nell’ambito della sicurezza urbana; i cittadini, dando ogni giorno un esempio di responsabilità alla guida e invitando anche gli altri a farlo.
Ad esempio, una cosa molto semplice che possiamo fare tutti, che sembra insignificante ma non lo è affatto, è quella di non usare più la parola “incidente”. Si deve parlare di scontro, collisione e nei casi pertinenti di omicidio stradale. In Inghilterra da anni è stata eliminata la parola incidente quando si parla di sicurezza stradale, proprio perché non è adatta a descrivere quanto avviene sulla strada.
I cambiamenti nel linguaggio sono necessari per arrivare a cambiamenti culturali più grandi: se ci pensiamo, così è avvenuto per la violenza di genere, fino al 1981 l’omicidio di una donna da parte del marito era chiamato “delitto d’onore”, oggi finalmente parliamo di “femminicidio” con una connotazione semantica ben diversa (nel 1981 è stato abolito anche il matrimonio riparatore per uno stupratore). Speriamo che un cambio di linguaggio possa anticipare un cambio radicale di mentalità anche nell’ambito della sicurezza stradale.
Voglio concludere con due ringraziamenti da parte della mia famiglia.
Il primo va a tutte le persone che hanno permesso l’intitolazione della palestra: innanzitutto al vostro dirigente Alessandro Bussotti e a tutti gli insegnanti del Liceo Castelnuovo, alla Sindaca Funaro, alla Città Metropolitana, alla Prefettura e all’Ufficio Scolastico Regionale. Credo che la palestra sia proprio il “luogo” di Lorenzo, perché soprattutto negli sport di squadra è sempre riuscito ad esprimere se stesso al meglio. Vi ringraziamo tutti con riconoscenza, per l’impegno e per il tempo che avete dedicato.
Sì, perché come sapete l’incontro di oggi è stato rimandato un paio di volte e molti mesi sono stati necessari per avere in mano tutte le autorizzazioni necessarie. Durante quest’attesa spesso ci siamo trovati a ripensare a un particolare, che voglio condividere con voi.
La sera in cui Lorenzo è stato ucciso, era andato a un concerto all‘anfiteatro alle Cascine, riaperto quella sera dopo 10 anni di chiusura. Si trattava di un concerto a ingresso libero, che aveva attirato migliaia di persone e che è andato avanti fino a notte inoltrata. Alle una quando Lore stava rientrando a casa, il servizio di vigilanza sulla strada era già stato sospeso nonostante l’evento fosse ancora in corso e nessuna zona pedonale era stata organizzata per consentire un accesso più sicuro in entrata e in uscita. Dovete anche sapere che quell’evento così grande si era tenuto senza tutte le autorizzazioni necessarie. Alcune infatti furono firmate nei giorni successivi all’evento (lo dico perché le ho viste).
E allora, facendo un confronto con le autorizzazioni giustamente necessarie per l’intitolazione di questa palestra, viene proprio da pensare che a volte le regole vengono applicate in modo strano … e qualche stranezza c’è sicuramente stata nella notte del 2 giugno 2010.
Ma ci tengo anche a dirvi che dopo l’omicidio di Lorenzo molte cose sono cambiate nella nostra città e nell’attenzione che l’amministrazione comunale rivolge oggi al tema della sicurezza stradale.
Il secondo ringraziamento va a voi ragazzi che oggi ci avete fatto il dono della vostra presenza e delle vostre esibizioni.
Abbiamo molta fiducia nella vostra capacità di diffondere una mentalità che privilegi il rispetto dei diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita, che la nostra generazione invece ha spesso dimenticato in favore di obiettivi egoistici ed effimeri.
In questi anni di volontariato abbiamo imparato molto, soprattutto che se vogliamo un cambiamento non possiamo aspettare che siano gli altri a farlo, ma dobbiamo impegnarci in prima persona affinché si avveri. E se cambiare è giusto, vale sempre la pena di buttarsi a capofitto nell’impresa! Non credete a chi si lamenta e dice che nulla cambierà mai, non è vero, tutto cambia continuamente, solo che se vogliamo che le cose vadano in una certa direzione serve un impegno attivo.
E allora vogliamo ringraziarvi per il contributo che ognuno di voi potrà dare per aumentare la sicurezza stradale nella nostra città e nel nostro paese; sarà il modo più bello per ricordare tutti i giovanissimi, come Lorenzo e Guido, che hanno frequentato questa scuola prima di voi e che ci hanno lasciato un insegnamento fondamentale, quello di dare sempre valore alla vita, la nostra e quella degli altri.





